Una casa intera in affitto a 200 euro, inquilino a processo per circonvenzione d’incapace

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SENIGALLIA – Credeva di aver affittato una stanza invece il contratto era per la casa intera. Il costo? Solo 200 euro al mese. In due, entrambi pachistani, avrebbero raggirato una donna che aveva anche una amministratrice di sostegno, ottenendo un alloggio molto conveniente, in zona Cesano di Senigallia. Uno dei due locatari è finito a processo per circonvenzione d’incapace. E’ un 38enne, muratore. L’affitto conveniente lo aveva fatto insieme ad un connazionale, di 49 anni, che però non è mai finito a processo perché è irreperibile e la sua posizione è stata stralciata in fase di udienza preliminare. In tribunale oggi è stata sentita l’amministratrice di sostegno della proprietaria di casa, una donna italiana di 59 anni, affetta da una patologia psichica. «Ho questo ruolo dal 2019 – ha riferito la teste in aula, davanti alla giudice Francesca Grassi – sono sua cugina. Faceva spese folli, era arrivata ad acquistare anche una scopa elettrica per 4 mila euro. Quando mi sono accorta di questo contratto ho denunciato. Lei non aveva capito che era per tutta la casa, tra l’altro la casa dove viveva anche lei e dove vive anche oggi, come avrebbe potuto affittarla ad altre persone, non aveva un altro immobile dove andare». Il problema è venuto a galla a luglio del 2020, era il giorno 27 quando i due pachistani hanno preso posto nel vecchio casale.

Poco lontano viveva anche l’amministratrice di sostegno che si è accorta subito della loro presenza e ha fatto partire la denuncia. Stando alle accuse i due avrebbero raggirato la proprietaria inducendola a fargli fare un contratto di locazione per tutta la casa a 200 euro al mese dopo averla convinta che l’affitto avrebbe riguardato solo una stanza. Si sarebbero quindi approfittati della minorata capacità della 59enne. La denuncia era stata fatta ai carabinieri del posto. Il pachistano a processo, difeso dall’avvocato Andrea Reginelli, ha sempre rigettato l’accusa sostenendo di aver fatto un contratto regolare, per giunta tramite anche un geometra incaricato proprio dalla padrona di casa, perché interessato ad avere un posto dove dormire. Non sarebbe stato a conoscenza che la donna aveva un’amministratrice di sostegno e non poteva prendere decisioni da sola. La difesa è intenzionata a dimostrare la buona fede dell’imputato. Dopo pochi mesi entrambi gli inquilini se ne erano poi andati dal casale. L’amministratrice di sostegno è parte civile con l’avvocato Luca D’Antoni. Prossima udienza l’11 novembre per sentire l’ultimo testimone e procedere con l’esame dell’imputato.

 



fonte AnconaToday

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